I CRITERI OPERATIVI

5. Le relazioni di sostegno.

    5.1. Il caso delle agenzie matrimoniali: l'alleanza compiacente

A differenza dei siti di ricerca del partner, le agenzie matrimoniali di vecchio tipo avevano – e hanno tuttora – il pregio di offrire una relazione professionale personalizzata, assimilabile per molti aspetti a una relazione di sostegno.

La consulente di agenzia matrimoniale ascolta la storia di vita dell’interessata empatizzando con la sua problematica, ne analizza il profilo, e indaga sulle sue aspettative e sul tipo di figura maschile che sta cercando. A quel punto si propone come guida e supporto in questa ricerca, promettendo opportunità d’incontro corrispondenti alle richieste,  che saranno eventualmente ridefinite in un secondo momento per meglio raddrizzare il tiro in caso d'insucesso. Soprattutto, la consulente offre – per tutta la durata del servizio – la continuità personale di un “filo telefonico diretto” tra sé e l’iscritta, che verrà periodicamente chiamata sia per proporle i profili maschili da incontrare, sia per saggiare il suo stato d’animo e aggiornarla sullo stato della ricerca. Allo stesso modo, l’interessata avrà la possibilità di contattare la consulente a sua discrezione, per aggiornarsi sulla situazione della ricerca, ma anche semplicemente per dar sfogo a vissuti di sconforto o di rabbia, che spetterà alla consulente gestire.

Nella sostanza, l’agenzia matrimoniale garantisce innanzi tutto una relazione professionale speciale e privilegiata. Questa “relazione a due” offre a chi si prefigge di trovare un partner una preziosa “alleanza”, che affianca l’interessata nel suo lavoro di ricerca (di fatto sostituendosi a lei nel tentare di individuare il miglior candidato) e che la sostiene nei momenti di sconforto. In pratica la consulente d’agenzia matrimoniale svolge il ruolo di una “mamma buona”, che si prende a cuore la felicità della figlia cercando di accontentarla in tutti i modi possibili (perché tenuta a farlo dal contratto stipulato). Solo raramente si permette di "bacchettarla" (e sempre con moderazione), se proprio le richieste crescono a dismisura, o quando un incontro accuratamente selezionato non vada a buon fine solo per comportamenti palesemente inopportuni messi in atto dall' interessata stessa. Si tratta, insomma, di un’alleanza compiacente.

Ma proprio qui sta il limite − d’azione e di funzione − di tutte le agenzie matrimoniali: il tipo di contratto costringe alla compiacenza.

La funzione di “sostegno emotivo” c’è tutta (tanto che chi ha bisogno soltanto di questa riesce spesso a trovare da sé un partner nel giro di pochi mesi, grazie alle risorse personali riattivate dalla relazione), ma è un’ “alleanza” che non può permettersi – se non con estrema cautela – la rimessa in discussione delle aspettative o degli eventuali comportamenti disfunzionali. Dal presupposto ingannevole che non sia necessario mettersi in discussione deriva la duplice promessa altrettanto ingannevole che viene avanzata al primo colloquio per concludere il contratto d’iscrizione: 

  1. quella di poter fornire, su un piatto d’argento, l’incontro con l’uomo dei sogni;  
  2. quella per cui da questo incontro dovrebbe inevitabilmente sbocciare l’amore.

Chiaramente nessuna agenzia matrimoniale dispone della bacchetta magica. Per quanto ampia possa essere la varietà di profili dei suoi iscritti, o le risorse investite per procacciarsi nuovi iscritti più idonei (annunci mirati e promozioni vari), il “partner da tutte desiderato” ha quasi sempre caratteristiche che sono purtroppo sconsolatamente identiche: un Principe Azzurro senza macchia e senza paura, che perlopiù risieda nelle vicinanze (ogni volta che un eventuale trasferimento è escluso in partenza).  Le aspettative dei/lle clienti sono peraltro tanto più elevate quanto più la tariffa dell’agenzia risulta onerosa.

Anche tralasciando il fatto che un tale Principe avrebbe probabilmente a sua volta aspettative abbastanza alte da non permettergli di accontentarsi  della maggior parte delle donne che vorrebbero incontrarlo, va da sé che non è certo questo il tipico profilo maschile dell’iscritto (i.e., si presume che il divo del cinema o suoi equivalenti non abbiano bisogno di un’agenzia matrimoniale…). In ogni caso, anche laddove si renda possibile l’incontro tra due persone con profili compatibili almeno sulla carta, da qui ad aspettarsi che sbocci l’amore ce ne passa parecchio.

Vero è che l’agenzia matrimoniale ha il pregio di scremare, entro la metà maschile della popolazione, solo quegli uomini che sono davvero alla ricerca di una compagna per una relazione durevole (altrimenti non sosterrebbero i costi dell’agenzia – notoriamente con prezzi anche dieci volte superiori per gli uomini rispetto alle tariffe praticate alle donne).  La presa in visione dei documenti dell’iscritto/a e la loro registrazione sul libro della Questura garantiscono inoltre, almeno parzialmente, sia dall’incontro con l’ipotetico serial killer, sia da quello con l’uomo sposato (fatto salvo il caso di quei "sedicenti separati” che spiegano con una separazione "avvenuta solo da poco" il fatto di figurare ancora "coniugati" sulla carta d'identità…). Ma resta comunque l’imprescindibile esigenza commerciale di collusione con la domanda (ovvero con le aspettative che vengono portate), tale da precludere ogni serio lavoro psicologico sulla persona, che permetta di affrontare quei nodi problematici che sono spesso responsabili di una precedente ricerca infruttuosa.

L’agenzia matrimoniale promette il “pesce” che sfami, non d’insegnare a pescare.  Proponendosi come soluzione al problema della solitudine esclusivamente sul piano concreto, è inevitabilmente destinata a tradire le proprie promesse, perché l’amore non si presta mai ad essere “comprato” (sia pure attraverso un’intermediazione).

La speranza che basti staccare un assegno per trovare la propria "anima gemella" è solo un'illusione sulla quale altri lucrano (v. Dalla mia esperienza di lavoro in agenzia matrimoniale al progetto attuale; Siti d'incontro: le trappole della caccia al partner).

 5.2. L'alleanza efficace

Chi come la sottoscritta ha lavorato per cinque anni in un’agenzia matrimoniale resta convinta che non si debba tuttavia buttar via anche il bambino insieme all’acqua sporca. 

È un paradosso delle agenzie matrimoniali quello di pretendere di offrire ciò che non possono dare, ma di portare comunque alla solitudine un beneficio secondario sul piano relazionale (spesso sufficiente ad aiutare gli/le iscritti/e a trovarsi poi un partner da sé). Non vedo altra spiegazione al fatto apparentemente "irragionevole" che molte persone continuassero imperterrite a peregrinare da un’agenzia all’altra, versando spropositate tasse d'iscrizione (anche 3-5 milioni di lire alla volta) a sei/sette/otto agenzie consecutive, nonostante fosse sistematicamente disatteso il risultato auspicato sul piano concreto.

A mio avviso, dare alla “donna in divieto d’amore” quello stesso sostegno relazionale ed emotivo che poteva trovare nell’agenzia matrimoniale di vecchio tipo, senza tuttavia ingannarla con l’illusione di potersi sostituire a lei nel procurarle ciò che chiede (un partner), significa in primo luogo permetterle di sperimentare una relazione positiva di confidenza e supporto che tanto spesso le manca, e secondariamente aiutarla in modo professionalmente più serio a recuperare le proprie risorse e a rivedere le proprie strategie, avviandola così verso soluzioni più costruttive, che le permetteranno anche, auspicabilmente, di riuscire davvero a incontrare l’amore, se è questo che l'interessata desidera.

Star bene con se stesse, sapendo stare in piedi sulle proprie gambe, è la precondizione di qualsiasi rapporto di coppia - ed è qualcosa che si può imparare. Non esito, infatti, ad affermare che negli oltre 2.000 colloqui svolti con single di ambedue i sessi (nubili/celibi, separati/divorziati, vedovi) nel corso dei miei cinque anni di lavoro in agenzia, potrei contare sulle dita delle mani i pochi uomini che non mi abbiano richiesto di incontrare una donna sufficientemente autonoma e indipendente  (l'ultima donna che l'uomo desidera incontrare è quella che aspiri a sposare il suo portafoglio, o che cerchi un partner che le faccia da balia e riempia il vuoto delle sue giornate...).

Per il resto, quanto agli "incontri mirati" proposti dalle agenzie matrimoniali (con tariffe varie), il mondo di internet offre, anche a chi non sa come e dove incontrare gente, una miniera di risorse un tempo impensabili, e perlopiù gratuite.

Tra queste, gli appositi siti d'incontro - dove la selezione dei profili è lasciata all'interessata - sono solo uno dei tanti modi in cui si può sfruttare la rete allo scopo di incontrare l'"anima gemella" - un modo che può talora rivelarsi utile, almeno se gestito con  oculatezza, e senza troppe aspettative illusorie (conosco più di una coppia convolata a matrimonio dopo essersi conosciuta mediante Meetic, o altri siti analoghi).

Selezionare da sé chi si desidera conoscere a scopo matrimonio/relazione/convivenza, piuttosto che delegare a un terzo (l'agenzia matrimoniale o il vecchio sensale) il compito di sostituirci abbinando i profili "a tavolino", resta sempre la soluzione vincente e il miglior modo per salvaguardare la propria dignità.

Continua a leggere: L'intimità a distanza

 

 

 

 

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Dalla mia esperienza in agenzia matrimoniale al progetto attuale.

 

Leggi la short story di Egler Ghinato:

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