Siti d'incontro: le trappole della caccia al partner

15.04.2014 00:00

Nel corso degli ultimi vent’anni internet ha rivoluzionato in modo irreversibile il mondo delle comunicazioni e dei rapporti interpersonali, accorciando le distanze e mettendo a disposizione di tutti una rete quasi infinita di rapporti virtuali.  Il modello standard delle agenzie matrimoniali è diventato di conseguenza quasi obsoleto, a fronte del proliferare on line d’innumerevoli siti d’incontro, dove chiunque sia alla ricerca di un partner può − con pochi click − mettersi “in vetrina” (foto, descrizione di sé, caratteristiche del partner desiderato), attendendo di scoprire quali persone siano interessate al suo profilo (o, viceversa, proponendosi di propria iniziativa a quelle più intriganti), per decidere infine – dopo una fase più o meno lunga di conoscenza reciproca tramite chat – con chi incontrarsi  per un caffè, un aperitivo o  una cena.    

Questa modalità fai-da-te di piazzarsi in forma virtuale sul “mercato dell’amore” per entrare in contatto con persone che non appartengono alla propria cerchia di conoscenze è andata riscuotendo nel corso degli anni un successo sempre maggiore.  Il fatto di aver allargato a dismisura il territorio della “caccia al partner”, ma senza più delegare ad altri (l’agenzia matrimoniale) la scelta del profilo che meglio dovrebbe corrispondere alle proprie preferenze, rappresenta uno degli aspetti più interessanti di questa soluzione. “Chi fa da sé, fa per tre”, suggerisce un vecchio adagio. E mai proverbio è stato più calzante di questo, quando si tratta di trovare l’amore.

In aggiunta, la maggior parte dei siti d’incontro (o di ricerca del partner, che dir si voglia) presenta anche l’indubbio vantaggio dell’iscrizione iniziale gratuita. Questo abbattimento dei costi (rispetto alle tariffe solitamente esose delle agenzie matrimoniali), insieme all’immediata accessibilità del servizio attraverso internet, è valsa a incrementare a dismisura il numero delle persone iscritte, di ambedue i sessi.

L’enfasi che pongo sulla specificazione di ambedue i sessi non è accidentale. Forse soltanto chi ha lavorato nel settore dell’intermediazione matrimoniale conosce una verità apparentemente sorprendente: gli iscritti delle agenzie matrimoniali sono sempre stati, almeno in Italia, per il 90% di sesso maschile, e solo per il 10% di sesso femminile. Questa sproporzione tra i due sessi (sempre strategicamente occultata) affliggeva vent’anni or sono pressoché tutte le agenzie matrimoniali operanti sul territorio nazionale, e costituiva un problema cruciale per la combinazione degli incontri, normalmente superato soltanto col ricorso a un addizionale “servizio estero”, utile a fornire una fitta schiera di bellissime donne dell’Europa dell’Est disposte a sposare praticamente qualsiasi iscritto pur di ottenere la cittadinanza italiana.

La donna occidentale (che pur dovrebbe rappresentare, rispetto all’uomo, la parte più motivata al matrimonio e/o alla relazione stabile) sembra quindi più avveduta della controparte maschile quando si tratta di sentimenti. In altri termini, noi donne sappiamo istintivamente che non basta staccare un assegno per “comperare l’amore”, e non ci lasciamo facilmente ingannare da chi (l’agenzia matrimoniale) ci può suggerire questa opportunità.

La donna spende – anche tantissimo, quando può permetterselo – per tutto ciò che a suo avviso la può aiutare a trovare indirettamente il partner.  Così tende a non lesinare denaro quando si tratta di migliorare il proprio sex appeal (abiti, accessori, gioielli, cosmetica, cure dimagranti, chirurgia estetica, ecc…).  Ma il suo scopo è soltanto quello di rendersi più attraente e desiderabile.  

Per noi donne è innanzi tutto importante sentirci scelte dal nostro partner in una sorta di fair play: cerchiamo di sedurre e conquistare l’uomo che ci interessa, magari vincendo la concorrenza delle altre, ma non vogliamo “acquistare” l’amore (grazie a un’altrui intermediazione a pagamento) come si acquista una confezione di surgelati al supermercato. Perfino la speranza illusoria di poter ottenere in tempi brevi − grazie all’agenzia matrimoniale − un Principe Azzurro infiocchettato in un bel pacchetto regalo vale forse a scatenare piuttosto  l’atavica memoria culturale femminile dei matrimoni combinati dalle famiglie, a dispetto dei sentimenti degli interessati. Oppure, più semplicemente, appare come una soluzione del tipo “ultima spiaggia”, che ferisce l’amor proprio e la dignità.  

All’opposto, l’uomo è culturalmente abituato all’idea di potere − e forse perfino dover − “comprare l’amore”.  Come sesso, lo acquista da sempre in forma mercificata dalle prostitute.  Ma anche quando si tratta di procacciarsi una moglie, una fidanzata o un’amante, l’uomo sa di poter far conto sul proprio portafoglio per abbagliare la controparte con i regali più costosi.  Proprio l’anello di fidanzamento (che normalmente deve avere incastonato un brillante!) è il simbolo più eloquente di una tradizione che ha da gran tempo tradotto la promessa d’amore nel costo materiale dell’oggetto che la suggella, lasciando intendere che quanto più alto è il valore economico dell’anello tanto più grande è l’amore che viene espresso (e, non di meno, l’agiatezza materiale che la futura sposa potrà aspettarsi).

Sotto questo punto di vista cessa forse di stupire la storica preponderanza del sesso maschile tra gli iscritti alle agenzie matrimoniali.  Anche quando il servizio aveva un costo elevato, bastava suggerire al candidato tentennante il fatto che le iscritte si aspettassero una qualche conferma preliminare della serietà della sua motivazione, per indurlo facilmente a staccare l’assegno. La quota d’iscrizione al servizio diventava così l’equivalente simbolico dell’anello di fidanzamento: la garanzia di “serietà” delle intenzioni (data al servizio, anziché alla persona), che scremava tra il Casanova a caccia d’avventure e l’uomo in cerca di una relazione per la vita.  

Questa condizione d’impegno economico (strategicamente presentata come il correlato tangibile della motivazione) manca agli attuali siti d’incontro. Si tratta quindi di un bene o di un male?

 La medaglia ha due facce. Da un lato, la gratuità dell’iscrizione accresce a dismisura il numero degli iscritti di entrambi i sessi, azzerando i rischi di un investimento a vuoto, e sormontando sia le ristrettezze economiche sia le resistenze psicologiche di chi (soprattutto la donna) non gradiva spendere a questo scopo. D’altro lato, viene meno in questo modo proprio quel filtro che scoraggiava il “predatore”, vale a dire quell’uomo che si rivolgeva all’agenzia solo nella speranza di trovarvi facili avventure con donne romanticamente in cerca del grande amore: “Ma io ho solo risposto a un annuncio… Il servizio l’ha richiestolei” (= la donna dell’annuncio anonimo pubblicato dall’agenzia)! Perché mai dovrei iscrivermi e pagare anch’io?”.

A ben vedere, sono dunque soprattutto gli uomini a trarre maggior vantaggio dalla rivoluzione offerta dai siti di ricerca del partner, perché finalmente dispongono di un numero di potenziali “candidate all’incontro” enormemente superiore a quello che potevano trovare nelle agenzie, e di un servizio accessibile a costo azzerato o comunque estremamente ridotto.

Per contro, il sesso femminile godeva già nelle agenzie matrimoniali di un trattamento privilegiato (quota d’iscrizione meramente simbolica, quando non azzerata del tutto; elevate possibilità d’incontro, vista la sproporzione tra i molti uomini iscritti e le poche donne presenti). Quest’informazione era però normalmente accessibile soltanto a quelle poche che osavano presentarsi a colloquio: un passo gravoso da compiere, rispetto a dignità e amor proprio.

Gli attuali siti non richiedono più questo “sforzo”: tutto può essere fatto rapidamente – e segretamente! – dal proprio smartphone o dal proprio pc, senza più bisogno di incontrare una consulente e di raccontarle le proprie frustrazioni sentimentali e i propri desideri.  Così, perfino la donna che mai e poi mai si sarebbe rivolta a un’agenzia matrimoniale, può oggi fare facilmente via internet i propri tentativi di ricerca del partner attraverso gli appositi siti. Non le costa nulla (nemmeno la fatica di presentarsi in agenzia), e che cos’ha da perderci?

Se l’iniziativa dovesse andare a buon fine, si accorderà probabilmente col partner per fingere col resto del mondo di averlo conosciuto casualmente in qualche locale. Se invece nessun candidato dovesse dimostrarsi idoneo al ruolo auspicato, e lei finisse poi per stancarsi di una giostra d’incontri inconcludenti, potrà sempre voltar pagina a costo zero − quando lo riterrà opportuno − cancellando il proprio account dal sito.

Nel caso che la donna stia cercando soltanto l’occasione per qualche avventura sessuale non impegnativa, questi siti servono benissimo anche al suo scopo. Notoriamente, però, una donna “a caccia di solo sesso” ha a disposizione molteplici opportunità in questo senso, anche senza ricorrere a internet. Diciamo piuttosto che i siti d’incontro le possono offrire opportune serate − o weekend − di evasione sessuale in località sufficientemente distanti da casa da non “compromettere” la sua immagine nell’ambiente che normalmente frequenta. In altri casi, il contatto iniziale via chat può favorire un modo intrigante di proporsi alla donna che non è abituata a far troppo conto sulla propria avvenenza, o a quella che si esprime con più disinvoltura scrivendo piuttosto che parlando.

Ma quando l’obiettivo è l’amore, l’opportunità offerta dai siti d’incontro ha, per le donne, non poche controindicazioni.  Se già restavano di solito insoddisfatte del servizio fornito dall’agenzia matrimoniale, almeno dal punto di vista qualitativo (per il divario tra le loro aspettative e le caratteristiche effettive degli uomini presentati), questo nuovo fai-da-te le costringe a fare i conti in prima persona con tutte le spiacevoli discrepanze tra il profilo con cui le persone sono solite descriversi e la realtà che balza poi agli occhi, spesso fin dal primo incontro.

Poter scegliere in prima persona chi incontrare, e chi no, sicuramente aiuta a selezionare il “potenziale partner” in funzione delle proprie reali preferenze, rispetto a quanto succede dovendosi affidare all’imponderabile giudizio di un intermediario.  Ma il vantaggio dell’autonomia decisionale non garantisce comunque dall’imbattersi in foto che risalgono a vent’anni prima o in false dichiarazioni di facciata (titoli di studio e qualifiche professionali di dubbia autenticità; “separazioni coniugali” che celano moglie e pargoli del tutto ignari dell’iniziativa, ecc…) , né tanto meno scoraggia l’ovvia tendenza di noi tutti a descriverci al meglio, sottacendo o rivestendo il “difetto” (personale o relazionale) in modo che possa apparire piuttosto come una qualità. All’occasione non mancheranno nemmeno sgradevoli sorprese d’altro genere: il feticista che trascorrerà la serata del primo incontro ad accarezzare e baciare il “dolce piedino” dell’interessata, o lo stalker da cui si faticherà poi non poco a liberarsi. Basta scorrere qualcuno dei vari manualetti d’istruzioni ad uso di donne single che intendano avvalersi di questi siti, per trovare una ricca aneddotica sul tema e una serie di utili consigli (a titolo di esempio: L. EID, Singles: istruzioni per l’uso, Damster Edizioni, Modena, 2013).

Si badi bene: questi stessi inconvenienti non mancavano di presentarsi anche nelle vecchie agenzie matrimoniali. Solo che, in quel caso, la consulente poteva almeno intervenire d’autorità con la controparte – una volta che fosse stata informata del problema − minacciando di trasmettere il caso di stalking alle Forze dell’Ordine, o comunque – grazie al contratto stipulato dall’iscritto − rifiutando di proporre ulteriori incontri a chi avesse deliberatamente sottaciuto l’esistenza di moglie e figli,  specifiche inclinazioni sessuali non a tutte gradite (feticismo, sadismo, scambismo, ecc…), o dato di sé informazioni  evidentemente non veritiere.  

Il fai-da-te costringe invece la donna a districarsi da sola in tutti questi grovigli: sua è la scelta di chi incontrare e suo anche l’onere di gestire le eventuali complicazioni. Poco male, dal momento che è abituata ad affrontare questi possibili inconvenienti già negli incontri che si presentano spontaneamente nella vita quotidiana. È tuttavia ovvio che una “vetrina” destinata a raccogliere esclusivamente chi sta cercando amore o sesso (senza averlo trovato per vie meno artificiose), incrementa non di poco la concentrazione delle “persone variamente problematiche” che vi fanno ricorso. Si tratta di un problema che affliggeva anche le agenzie matrimoniali di vecchio tipo. Solo che, in quelle, il colloquio preliminare, il contratto, la registrazione dell’iscritto sul libro della Questura, e l’impegno economico richiesto da parte maschile riuscivano almeno in parte a fungere da filtro.

Devo comunque ammettere di aver conosciuto più di una coppia che si è incontrata attraverso Meetic, o siti analoghi, approdando poi alla convivenza o al matrimonio. Questi siti dovrebbero quindi offrire semplicemente uno strumento, di per sé né “buono” né “cattivo”: tutto dipende dall’uso che ne viene fatto.

 Il motivo del loro successo risiede nel raccogliere insieme soltanto persone alla dichiarata ricerca di un partner. In altri termini, mentre nel mondo reale si possono conoscere tante persone, ma solo poche sono sentimentalmente libere e motivate a una relazione affettiva, questi siti sembrano semplificare di molto le cose mettendo in contatto solo uomini e donne dichiaratamente in cerca dell’amore: una soluzione in apparenza semplice, immediata, efficace. Tuttavia, è proprio in questa semplificazione apparente che si annidano molte possibili delusioni.  

L’interesse reciproco che nasce dall’incontro spontaneo della vita quotidiana non ha bisogno che le due parti esibiscano un cartello per dire a chiare lettere: “STO CERCANDO UN PARTNER”.  L’innamoramento prende forma dalle sfumature più sottili di un incontro, o di una relazione, anche quando la reciproca conoscenza avviene su tutt’altre basi e per svariate circostanze. L’innamoramento s’accende laddove non era messo in conto. Si affaccia a partire da un’attrazione fisica che s’insinua improvvisamente − o lentamente − sotto la pelle, oppure sboccia dalla profondità di un’intesa che si costruisce a poco a poco, con le parole e con la relazione.  Ed è questo il suo miracolo.

Sostanzialmente, nelle relazioni che prendono avvio dagli interscambi della vita reale, le persone s’incontrano e si frequentano in funzione della reciproca simpatia, per interessi o attività in comune – o anche solo perché spinte dall’attrazione fisica. Non succede quasi mai, tuttavia, che le due parti predefiniscano come specifico obiettivo della loro conoscenza proprio una vicendevole valutazione d’idoneità a formare una coppia.

L’impegno sentimentale (che non coincide con l’”innamoramento”, ma è solo una sua possibile conseguenza) presuppone l’attrazione, ma anche la sintonia, l’intimità, e una sufficiente conoscenza reciproca: tutti aspetti che richiedono un certo (variabile) lasso di tempo per realizzarsi.  Questo tempo di “reciproca esplorazione spontanea” (non finalizzata esclusivamente al rapporto di coppia, ma aperta a tutte le possibilità) è una fase preliminare imprescindibile sia perché un’eventuale attrazione iniziale possa tramutarsi in scelta consapevole (amore), sia per dare all’innamoramento la possibilità di manifestarsi, quando non sia sbocciato a prima vista.

All’opposto, nell’incontro che segue alla selezione operata sui profili on line e ai contatti avvenuti in forma soltanto virtuale, predomina fin dalla prima occhiata l’intento pregiudiziale di valutare la corrispondenza tra la persona in carne ed ossa e il “modello di partner” che abbiamo in mente.  Questo significa spesso restringere il ventaglio delle possibilità di relazione ai soli casi del cosiddetto “amore a prima vista”: se la scintilla non scocca al primo istante, la controparte è prontamente scartata. Ciò che viene strutturalmente a mancare è proprio quella fase di spontanea e reciproca curiosità esplorativa che caratterizza ogni conoscenza tra due persone, qui sostituita da una sottile indagine valutativa (tutt’altro che spontanea e disinteressata), iniziata ancor prima dell’incontro reale (sulla base delle informazioni acquisite on line), e destinata a trovare in quest’ultimo solo la conferma o la disconferma delle proprie ipotesi.  In pratica, questo tipo d’incontro non serve affatto a scoprire “chi” sia l’altro, ma solo a verificare se corrisponde o meno a quell’immagine di lui che ci siamo costruiti nella nostra mente.

La speranza che questa modalità d’incontro valga ad accelerare i tempi della costituzione del rapporto di coppia si trasforma così in un “bruciare le tappe” in tutti i sensi. Il rischio è quello di trovarsi impegnate in una girandola d’incontri inconcludenti, perché la persona in carne ed ossa sembra non corrispondere mai  a come l’avevamo vagheggiata, o, viceversa, di approdare precipitosamente soltanto a relazioni effimere, destinate a sgretolarsi nel giro di poche settimane o pochi mesi, appena una conoscenza più approfondita lascerà trapelare dell’altro ciò che a prima vista era sfuggito.

L’amore (erotico) presuppone sempre una fase iniziale d’innamoramento, ma non è né scontato né auspicabile che a ogni innamoramento debba far seguito un rapporto di coppia (amore, come scelta). Può anche darsi, infatti, che l’innamoramento non sia reciproco, o che, a meglio conoscere la controparte, ci si renda conto che non è la persona adatta a noi, nonostante l’attrazione (fisica e/o affettiva) che pur possiamo continuare a provare.

Solo distinguendo tra “innamoramento” e “amore” (Alberoni, 1979) è possibile, infatti, non incorrere in quegli automatismi che tanto spesso portano alcune donne a scegliersi sistematicamente per compagni uomini destinati soltanto a farle soffrire ( Norwood, 1989)

Internet ci offre tuttavia un’altra possibilità, meno rapida ma spesso più efficace, per trovare il nostro partner al di fuori della cerchia ristretta delle nostre conoscenze.

I siti a tema (culturale, hobbystico, ecc…) e i relativi forum, i social network, la possibilità di aprire un proprio blog su questioni che ci stanno a cuore o di intervenire sui blog altrui, ecc…, rappresentano altrettanti modi per entrare in contatto con persone che forse non stanno affatto cercando un partner, ma che condividono con noi qualcosa di più: un interesse, una passione, argomenti di cui poter discorrere con convinzione e entusiasmo. Se poi, entro questa rete di conoscenze solo virtuali, ci capiterà anche di imbatterci in chi, sentimentalmente libero, comincerà a interessarsi a noi in maniera un po’ più personale, allora è proprio sulla base dell’affinità già comprovata  (per la tematica di comune interesse) che un eventuale incontro potrà magari essere combinato, con tutto ciò che seguirà o non seguirà.

Un’affinità autentica non si scopre, cioè, solo perché qualcuno dichiara su un sito d’incontri: “Mi piacciono gli animali (o i viaggi, o lo sport, ecc…)”.  Si scopre piuttosto quando ci s’incontra (anche virtualmente, tramite la rete) lì dove questa passione può essere elettivamente espressa (il forum o il blog a tema quanto il circolo culturale, sportivo, e via dicendo), dando così avvio a una comunicazione interpersonale che poi, col tempo, in certi casi, potrà anche diventare sempre più confidenziale e più intima (con scambio di email personali e numeri di telefono).

Certo, questa opportunità offerta da internet, presuppone comunque una condizione: che la single alla ricerca del partner abbia dei propri interessi, degli hobby, delle passioni − e che si adoperi a coltivarli, invece di vivere soltanto nell’attesa della comparsa salvifica del Principe Azzurro.

Questo ci riporta quindi proprio all’argomento cruciale di questo sito: per amare un altro bisogna prima amare a sufficienza se stesse. O, in altri termini, per costruire una coppia che funzioni bisogna essere capaci di affrontare e gestire al meglio anche autonomia e solitudine (v. Zurhost, 2007).

Egler Ghinato

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Consigli di lettura

Laura Eid, Singles: istruzioni per l'uso, Damster Edizioni, Modena, 2013.

Nei limiti di una lettura assolutamente leggera e disimpegnata, ma capace di strappare qualche sorriso per il tono faceto con cui vengono proposte le descrizioni  e i “consigli alle lettrici”, merita di essere segnalata la recente pubblicazione di una piccola Casa Editrice: Laura Eid, Single. Damster Edizioni, Modena, 2013.

Come suggerisce il sottotitolo (“Istruzioni per l’uso”), si tratta di un manualetto per donne single “in divieto d’amore”, basato esclusivamente sull’esperienza personale dell’autrice, che sfodera in tono piacevolmente ironico e autoironico una serie di aneddoti e suggerimenti personali per accalappiare un partner che si mostri all’altezza delle aspettative.

L’immagine della single proposta richiama forse un po' troppo alla mente quella della “fighetta” ammaliatrice (o piuttosto della “figona” - vista l’età, che s’aggira sugli “anta”), con il portafoglio sufficientemente gonfio e un po' di puzza al naso. Dotata di un fisico mantenuto pervicacemente tonico e di taglia 40 (o giù di lì) grazie a  una strenua attività fisica e a una rigorosa alimentazione ipocalorica, può permettersi d’indossare tubini attillati, muovendosi sinuosamente su tacchi di cm 15, perfino quando porta a passeggio il cane.  Ma alcuni dei concetti veicolati sono tanto banali quanto importanti. Primeggiano tra questi l’imparare innanzi tutto ad amare e valorizzare se stesse, invece di cercare un partner soltanto per compensare le proprie carenze, e l’importanza di un atteggiamento “solare” per intrigare l’uomo che si vorrebbe sedurre. Tutto il resto è ascrivibile alle ben note “tecniche di seduzione” e ai classici consigli di “stile e bellezza” che si ritrovano pari pari nelle riviste femminili, forse solo con l’aggiunta di suggerimenti strategici su un miglior utilizzo di internet, dei siti di ricerca del partner, o dello speed dating, ecc… , con moniti che meritano di essere presi in considerazione, almeno se si è neofite in questo tipo di “caccia”.

Dispiace piuttosto alla lettura l’imperversare di "sgrammaticature" d’ogni tipo, che - vista la loro distribuzione indiscriminata - possono difficilmente essere scambiate per semplici refusi di stampa.

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